sabato 26 marzo 2011

Sovversivi del gusto-vol.2

Lo scorso giovedì 3 marzo 2011, a Parigi, al teatro Les Folies Bergère, Marco Salzotto e Michele Marziani, ritirano dalle mani di Edouard Cointreau il premio Gourmand Best in the World 2010, sezione fotografia, vinto dal libro i Sovversivi del gusto- vol.2 .

IL LIBRO: Secondo viaggio fotografico nel mondo dell’enogastronomia che resiste Il secondo viaggio nell'Italia golosa: un viaggio per racconti e immagini tra altri Sovversivi del Gusto, persone, intere famiglie, giovani, che hanno scelto di difendere la propria storia e il proprio legame con la terra, attraverso la produzione di vini e cibi eccellenti. Nel primo libro dei "Sovversivi del Gusto" Marco Salzotto e Michele Marziani raccontavano vita, storia, resistenza e passione di alcuni agricoltori, olivicoltori, norcini, casari, affinatori, produttori di vini, ristoratori e osterie di tradizione e territorio sparsi per l'Italia. Oggi è aumentata la famiglia di chi crede che possano sopravvivere prodotti buoni, tradizionali e autentici anche all'interno del mercato globale. Così è nato Sovversivi del Gusto vol. 2 - Viaggio fotografico nel mondo dell'enogastronomia che resiste: un nuovo manipolo di produttori eccellenti che va ad affiancarsi a quelli del primo libro. Una cinquantina di storie di scelte incredibili che raccontano come l'agricoltura e l'artigianato alimentare siano una strada alla quale guardare con interesse per salvaguardare l'ambiente, i saperi, l'autentica cultura regionale, la provincia e soprattutto la montagna italiana. Si assaggiano i caprini della Val Veddasca, poi si va a cena in una locanda di cultura e lingua occitana, si assaggiano i vini prodotti con coraggio nelle terre confiscate alla mafia, passando per grandi produttori di olio extravergine d'oliva, dalle dolcezze del lago di Garda ai pasticceri che non cedono alla sirena dei preparati industriali, da allevatori di maiali allo stato brado a osti che dichiarano nel menu dove fanno la spesa...
I Sovversivi del Gusto, nati nel Bresciano da un'idea dell'oste Adriano Liloni, sono oggi una realtà, sparsi a macchia di leopardo per tutta l'Italia, isole comprese. Con prefazione di Adriano Liloni.

GLI AUTORI:
Michele Marziani Narratore resistente e autore di diversi libri dedicati al cibo, al vino e alla cultura enogastronomica. Da ricordare il suo "Lungo il Po. Viaggio controcorrente alla ricerca di sapori, genti e leggende del Grande Fiume" (Guido Tommasi Editore) e "Sovversivi del Gusto - Viaggio fotografico nel mondo dell'enogastronomia che resiste" (NdA Press). Marco Salzotto Fotografo, è l'autore delle immagini contenute nel volume e in "Sovversivi del Gusto - Viaggio fotografico nel mondo dell'enogastronomia che resiste" (NdA Press).


Una delle storie raccontate nel libro è la nostra:



Non puoi comprendere un vino, un olio, uno qualsiasi dei frutti della terra, senza capire qual è il territorio dove nasce. Non fino in fondo almeno. Ecco allora che Maurizio Altea ci porta nel cuore dell’area vinicola di Serdiana: la chiesetta d’impianto romanico di Santa Maria di Sibiola. Dal tetto dell’edificio che fu dei Benedettini Marsigliesi l’occhio domina le basse colline di quest’angolo di Sardegna, provincia di Cagliari, appena a nord del Capoluogo: vigneti antichi che sembrano boscaglie, angoli di bellezza selvaggia, viti basse e robuste, nodose, piante e profumi selvatici, aromi pungenti, cardi, ginestre, macchia mediterranea e laggiù lo stagno salato, su staineddu, dove s’appoggiano i migratori, dove volano il cavaliere d’Italia e il fenicottero… Del sale che abbraccia le uve senti il sapore nell’aria, ambiente sospeso, mentre passano davanti agli occhi i colori del vento. Nascono qui, tra angoli di natura silenziosa e avvolgente, i vini dell’azienda Altea Illotto, Maurizio Altea e Adele Illotto, agronomi di professione, vignaioli per vocazione. Circa seimila bottiglie prodotte con uve rigorosamente biologiche, vini veri, contadini. Due sole etichette: Altea rosso e Altea bianco, entrambi Igt Sibiola, minuscola area vinicola dell’isola. Il rosso è uvaggio di vitigni nobili, primo tra tutti il Monica, del quale Maurizio Altea ha anche una vigna di quarant’anni, quasi un bosco di viti multicolori, per un’uva tra le più eleganti della Sardegna. Monica, dicevamo, poi Cannonau e Carignano, per un rosso fitto di trama e intrigante di profumi. Bel vino diremmo, se poi non incontrassimo il bianco a base di Nasco uva antichissima nell’isola, dalla quale pochi, pochissimi, produttori traggono soprattutto vini da dessert. Nella piccola cantina Altea Illotto, viene invece vinificato secco, con l’aggiunta di un po’ di Vermentino. Il risultato è un bianco profondo e fresco, con sfumature oro, di grande struttura, fruttato al naso il primo anno e poi ricco di sentori di muschio, fiori e piante della macchia mediterranea, cisto, mirto, rosmarino. In bocca è lungo, goloso, sapido, marino, di quei vini che pretendono il sorso successivo e ti fanno dimenticare la gradazione non proprio da educande. Chiama il mare, la griglia, il fumo. La bottarga, naturalmente, quella dei muggini degli stagni di Cabras, della zona di Oristano, costa occidentale, salendo verso nord. Non lontano da Seneghe dove tradizionalmente nascono i grandi oli di Sardegna. Come quello prodotto dagli olivi ultracentenari di Adele Illotto, l’altra metà della casa vinicola: l’oliveto di Bosana, Tonda e Semidana, sembra un giardino tra muri a secco e fichi d’india e manto erboso tenuto pulito dal pascolare delle greggi e dei cavalli. L’olio è buonissimo: pungente d’erba fresca, aromatico di carciofo, verde con i riflessi dell’oro, tipicissimo. Meravigliosamente sardo, come un canto di Elena Ledda.